
Davide Colombo: Dalla Fine del Mondo all’Alaska
46.800 km totali
8 Mesi di viaggio
19 Paesi attraversati
Davide Colombo è un viaggiatore che ha realizzato uno dei sogni più grandi di chi ama l’avventura: attraversare l’intero continente americano in moto. Partendo dall’estremo sud di Ushuaia, in Patagonia, ha percorso migliaia di chilometri su strade di ogni tipo, fino a raggiungere Prudhoe Bay, in Alaska, il punto più settentrionale accessibile su due ruote. Il tutto in sella alla sua fidata Honda Transalp, compagna di viaggio in un’impresa
che unisce coraggio, determinazione e amore per la scoperta.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare ogni tappa di questa straordinaria avventura e, soprattutto,
per conoscere meglio la persona che si cela dietro al viaggiatore: le sue motivazioni, le sfide che ha affrontato
e le emozioni che ha vissuto lungo questo incredibile percorso.

Chi è Davide?
Chi sei fuori dalla moto?
Mi chiamo Davide Colombo, vengo da Monza ma abito in Val Chiavenna, un luogo
che mi ha adottato nel tempo.
Nella vita ho sempre lavorato nell’hospitality, tra sala e cucina.
Ma fuori dal lavoro, sono sempre stato
un viaggiatore curioso. Mi piace definirmi
più che motociclista, un esploratore:
uno che cerca di capire il mondo
e le persone attraverso la strada.
Fuori dalla moto sono una persona semplice, con la passione per la cucina,
i viaggi e i rapporti umani veri.
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La scintilla e le motivazioni
Cosa ti ha spinto a partire per questo viaggio?
La voglia di mettere alla prova me stesso. Sentivo il bisogno di rompere con la routine, con le sicurezze, per vivere qualcosa che
mi facesse crescere davvero.
Qual è stata la scintilla che ti ha fatto dire “Ok, lo faccio davvero”?
Quando ho capito che non esiste il momento perfetto. Se avessi continuato ad aspettare
le condizioni ideali, non sarei mai partito.
“O lo fai ora, o non lo fai più.”
In che modo questo viaggio ti ha cambiato?
Mi ha reso più paziente e meno impulsivo.
Ho imparato ad adattarmi, ad accettare
gli imprevisti e a trovare sempre una soluzione.
“Questo viaggio mi ha insegnato ad apprezzare la semplicità: un tetto sopra la testa, un pasto caldo, un sorriso sincero.”


La preparazione
Quanto tempo ti è servito per organizzarti?
Circa un anno tra documenti, moto, visti
e logistica. Ma in realtà non sei mai “pronto”: molte cose le impari solo strada facendo.
Quali sono state le difficoltà maggiori?
Gestire la burocrazia e la logistica della spedizione della moto. Ma anche mettere
in ordine la mia vita a casa:
chiudere un capitolo per aprirne un altro.
Qual è stato il tratto più emozionante?
Arrivare a Prudhoe Bay, il punto più a nord dell’Alaska, dopo aver percorso tutta l’America da Ushuaia. Un’emozione che
non dimenticherò mai.
Hai mai pensato di mollare?
No. Per la prima volta nella mia vita
non mi è mai sfiorato il pensiero.
Nonostante la stanchezza e i problemi,
ero nella mia comfort zone.
E il momento in cui ti sei sentito più vivo?
In Patagonia, in mezzo al nulla, nel silenzio assoluto. La sensazione di essere minuscolo
di fronte all’immensità dei ghiacciai
e del territorio è stata unica.
Il ricordo più forte che porterai con te?
Il giorno in cui ho attraversato il confine per entrare in Alaska. Il traguardo di anni di sogni, sacrifici e chilometri.
Chi ti è stato vicino durante il viaggio?
La mia famiglia, qualche amico, e tanti sconosciuti che lungo la strada sono diventati fratelli e sorelle di viaggio.


Un incontro con una persona locale
che ti ha segnato?
In Argentina una famiglia mi ha accolto come se fossi un parente, senza chiedere nulla
in cambio.
“Quella famiglia mi ha fatto capire cosa significa davvero ospitalità. Questa empatia è qualcosa che noi in Europa
abbiamo perso.”
Che differenze hai percepito tra Nord, Centro e Sud America?
Il Sud America è più selvaggio e autentico,
con paesaggi incredibili e tanta umanità.
Il Centro America è un mix di culture, caotico ma affascinante.
Il Nord America invece è più organizzato
e sicuro, con parchi nazionali straordinari
e strade infinite – ma a volte può sembrare quasi monotono, soprattutto in Canada.
La moto come compagna
Come si è comportata?
Ha avuto i suoi acciacchi, ma non mi ha mai lasciato a piedi. È stata una compagna fedele.
Che rapporto si crea con la moto?
Diventa parte della tua identità. Non è più solo un mezzo, ma la tua casa, il tuo rifugio,
la tua libertà.
Perché proprio la Honda Transalp?
Perché è una moto affidabile, semplice da riparare e soprattutto versatile. Non è la più veloce né la più leggera, ma è una compagna di viaggio che ti porta ovunque senza tradirti.


Il ritorno
e le riflessioni
Cosa significa tornare a casa dopo tutta questa libertà?
È difficile. Ti senti diverso, mentre tutto intorno a te è rimasto uguale. Devi reimparare a vivere in un mondo che ti sembra più stretto.
E non ci farò mai l’abitudine.
Perché fare un’avventura simile?
“Perché ti cambia la vita. Non importa quanta strada fai: è un viaggio che ti insegna
a conoscere te stesso come nessun’altra esperienza.”
Il prossimo sogno a due ruote?
Il Giappone. Vorrei scoprirlo curva dopo curva e poi, se il tempo me lo permetterà,
percorrere la Via della Seta fino in Europa.
“Ma prima devo tornare a lavorare:
questi viaggi non si organizzano
senza fondi!” 😅
Conclusione
Il viaggio di Davide non è solo la cronaca
di un tragitto di 50.000 km: è la storia
di un uomo che ha scelto di smettere
di aspettare il “momento giusto” e partire.
“Non c’è mai un giorno perfetto per iniziare,
ma c’è sempre una strada che aspetta solo
di essere percorsa.”

💬 E tu?
Hai mai sognato di mollare tutto e partire?
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